𝐂𝐈𝐍𝐄𝐌𝐀 𝐄 𝐋𝐈𝐁𝐑𝐈: 𝐁𝐄𝐍𝐈 𝐏𝐑𝐄𝐙𝐈𝐎𝐒𝐈. 𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐍𝐄 𝐏𝐄𝐍𝐒𝐈 𝐓𝐔?

𝙍𝙚𝙘𝙚𝙣𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞, 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙞𝙜𝙡𝙞, 𝙛𝙞𝙡𝙢, 𝙡𝙞𝙗𝙧𝙞.

Fin da bambini ci è sempre stato detto che leggere è importante, perché insegna a scrivere bene, perché apre la mente, perché implementa la nostra cultura. E, in effetti, a supportare il senso comune vi sono innumerevoli studi scientifici che provano i benefici della lettura sulla mente umana. I libri hanno anche un effetto positivo legato al benessere delle persone. Oggi, in occasione della Giornata Mondiale della Salute, vi propongo una lista di 7 ragioni a cui forse non avevate pensato. Alcuni buoni motivi che spiegano perché leggere sia un’attività così importante per la nostra salute e crescita personale:

  • Sviluppare empatia
  • Dare senso alle cose
  • Aprirsi alle possibilità
  • Imparare che non tutto va come vogliamo
  • Rapida forma di conoscenza
  • Lavorare su noi stessi
  • Leggere ci rende più sociali

Mi è stato chiesto quali film e quali libri avessero catturato di più la mia attenzione nel corso degli anni, un’ardua impresa considerando la mia passione per la lettura e allo stesso tempo per il cinema: di seguito parlerò dei miei due libri preferiti e dei corrispettivi film, di come un blocco di fogli scritti a macchina può cambiare la tua vita.

𝓜𝓔𝓜𝓞𝓡𝓘𝓔 𝓓𝓘 𝓤𝓝𝓐 𝓖𝓔𝓘𝓢𝓗𝓐:

Avevo già avuto modo di guardare il film omonimo, di cui son rimasta pienamente soddisfatta. Mai avrei pensato di comprare il romanzo da cui è stato tratto, ma, convinta più dal prezzo e dalla popolarità, ho deciso di acquistarlo. Arthur Golden ci narra la storia di Chiyo, una bambina, che, all’età di quattro anni, viene venduta dal padre, assieme alla sorella Satsu, ad un intermediario, il signor Tanaka. Chiyo, così, costretta ad abbandonare la sua cara “casa ubriaca” nel villaggio di Yoroido e a separarsi dalla sorella, verrà destinata all’okiya della signora Nitta, che decide di tenerla per 75yen. Inizia il percorso della protagonista, che la porterà a diventare una richiesta geisha e, successivamente, a scoprire l’amore. Ma non mancheranno gli ostacoli, costituiti principalmente dall’invidia di Hatsumomo e dallo strano rapporto con Nobu. Il racconto è veramente molto piacevole e scorrevole. Alle vicende e ai dialoghi si frappongono i pensieri della protagonista, che sono di frequente arricchiti con similitudini. L’intreccio è coinvolgente e la fine di ogni capitolo ti lascia col fiato sospeso! Finora mi son sempre basata sull’interpretazione errata che spesso noi Occidentali attribuiamo alle Geishe, ma, dopo aver letto questo romanzo, son rimasta veramente contenta di aver scoperto un lato della cultura giapponese a me sconosciuto. “Memorie di una geisha” penso che non solo sia un romanzo caratterizzato da un intreccio intrigante e coinvolgente, ma è un vero e proprio viaggio attraverso una cultura che, sebbene non sia risalente a molti secoli fa, si tende a ricordare con una certa banalità o superficialità. È stato davvero bello rivivere attraverso la penna di Arthur Golden una parte di quel Giappone che ormai sta entrando in crisi. Definitivamente, questo romanzo ha rinnovato in me quel sogno di visitare, un giorno, il magnifico Paese del Sol Levante.

𝓦𝓞𝓝𝓓𝓔𝓡:

È la storia di August Pullman, un bambino di dieci anni con una a malformazione facciale che gli impedisce di svolgere una vita normale e che dopo molti interventi chirurgici inizia la priorità vita pubblica dal primo anno di scuola delle medie. Noi saranno poche le difficoltà che dovrà incontrare, sia lui che la famiglia. Storia raccontata, nei vari capitoli, dai punti di vista di tutta la famiglia. Un libro bellissimo, consigliato per dei lettori sia adulti che adolescenti. Molto educativo e molto emozionante, che porta a riflettere su tematiche importanti per nulla banali. La storia è coinvolgente, ricca di spunti per parlare in famiglia riguardo bullismo, disabilità e scuola. Libri che andrebbe fatto leggere a scuola in alternativa al film per sviluppare una discussione sui sopra riportati per creare un maggior effetto educativo.

𝓥𝓘𝓓𝓔𝓞 𝓒𝓗𝓔 𝓓𝓞𝓥𝓡𝓔𝓢𝓣𝓘 𝓥𝓔𝓓𝓔𝓡𝓔:

Invito inoltre tutti i miei lettori a prendere visione dei seguenti video.

Sono lavori svolti da alcuni dei miei colleghi universitari (Gregorio VII SSML – ROMA) che dopo accurate lezioni e ricerche hanno deciso di analizzare ogni aspetto di un libro “del cuore” e dell’omonimo film mettendoli così a paragone e riuscendo nell’intento montando un video autonomamente in cui si parla in lingue diverse, ma con lo scopo principale di dar voce alle proprie emozioni. Il video che più ha catturato la mia attenzione (forse perché non ne avevo mai sentito parlare) è: My Fair Lady, a cura di Giulia Pagano, lo trovo avvincente, chiaro e coinciso; sicuramente non scontato né tanto meno banale: un ottimo lavoro!

𝙵𝙴𝚁𝙼𝙴𝚁𝙴𝙼𝙾 𝙸𝙻 𝚅𝙸𝚁𝚄𝚂 𝙼𝙰 𝙽𝙾𝙽 𝙸𝙻 𝚃𝚄𝚁𝙸𝚂𝙼𝙾!

Atmosfera surreale in tutti gli aeroporti e preoccupazione mondiale: check-in vuoti, bar e negozi deserti, niente code e hostess con guanti e mascherina.

Il COVID19 ha dato vita ad un periodo di sospensione fatto di rischi ma anche di opportunità. Come immagini lo scenario che si presenta per il settore di tua competenza nella fase 3? Migliorato o penalizzato?

Il coronavirus (noto anche come COVID-19) ha significato e, tutt’ora, significa una crisi senza precedenti nell’era della globalizzazione che richiede riflessione e preparazione per le sfide che l’economia mondiale dovrà affrontare a breve, medio e lungo termine.

Il turismo è uno dei tanti settori produttivi più colpito e influenzato dagli impatti del COVID-19, pertanto richiederà maggiore protezione, cure e progetti futuri per iniziare al più presto la sua ripresa, in modo che le economie dei paesi più colpiti da questa malattia possano lenire gli effetti di una prossima recessione economica.

In Italia, il secondo paese in cui l’arrivo della crisi COVID-19 ha scatenato gli effetti più negativi, il turismo corrisponde al 13,2% del PIL (https://www.officinaturistica.com/2019/02/quanto-vale-il-pil-del-turismo-in-italia/) ed è anche un fattore chiave per l’occupazione, a livello globale, invece, il turismo rappresenta il 10% delle entrate. In questo senso, il settore turistico ha la responsabilità di sostenere tutte le misure di contenimento e prevenzione dell’attuale pandemia, come è accaduto in questi giorni: fornire servizi di cancellazione dei viaggi senza penalità alcuna, offrendo stabilimenti (quali hotel, residence, ostelli) come spazi per il ricovero dei pazienti e permettendo al cliente di posticipare i propri piani di viaggio. Allo stesso modo, è fondamentale che le società turistiche lavorino in modo cooperativo per riuscire a recuperare la fiducia del consumatore e recuperare le economie, non solo mondiali, locali e regionali nel periodo post-crisi.

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, se dovessimo superare la crisi, la crescita del settore sarà di 3 punti percentuali negativi, mentre nel 2019 stimava una crescita positiva tra il 3% e il 4%. (https://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/economia/cooperaz_econom/omt.html)

L’emergere del virus ha influenzato il turismo con la crescente cancellazione delle prenotazioni di viaggi e hotel, come è stato fatto da RyanAir, Iberia e molte altre compagnie aeree. Solamente in Italia, il 30% delle prenotazioni di viaggio è stato ridotto e questo numero è destinato ad aumentare. Le perdite influenzeranno notevolmente anche sulle compagnie aeree: British Airways e Lufthansa hanno annunciato che ridurranno i loro voli di più della metà, Norwegian Airlines ha tagliato l’85% dei suoi itinerari e licenziato 7.300 persone, e l’Italia si è trovato costretta a nazionalizzare Alitalia. (https://www.enac.gov.it/news/coronavirus-covid-19-informazioni-ai-passeggeri).

Non è la prima volta che il turismo affronta una crisi, nonostante nessuna sia paragonabile all’attuale. Dopo gli attacchi dell’11/09 gli hotel di New York impiegarono 34 mesi per riprendersi. Nel 2003 il virus SARS ha colpito il turismo del sud-est asiatico ha ridotto gli arrivi di turisti in paesi come la Malesia, colpendo uno dei redditi più alti del paese. Nel 2008 il Messico è stato vittima di un’influenza (H1N1) dove il turismo è diminuito del 60% quando questo settore rappresentava il 13% del PIL annuale.

Riguardo lo scenario previsto nella fase TRE: Innanzitutto, dovremo continuare a condividere informazioni, in una fase di crisi gli enti dedicati al turismo devono continuare ad informare i propri clienti in modo aggiornato sulle misure che ciascuno di essi sta adottando per contenere il virus, in attesa del vaccino, ed aiutare così i visitatori ed i clienti. È importante sfruttare la crisi per migliorare. Nel passaggio alla normalità nei prossimi mesi, sarà necessario includere nuove misure sanitarie ed economiche per offrire al viaggiatore tranquillità e fiducia.

Migliaia di persone eviteranno di viaggiare e spendere in attività di svago e consumo, in questo senso il settore turistico dovrà collaborare con il settore sanitario per attuare misure di pulizia e cura evitando così la diffusione di una nuova pandemia, proprio come è stato fatto ai fini di evitare altri attacchi terroristici.

 L’industria dovrà sicuramente ripensare a quali meccanismi possono essere implementati per riconquistare la fiducia dei viaggiatori, ripristinare la domanda e riposizionare il turismo. Alla fine come afferma il Segretario Generale dell’UNWTO, (https://www.unwto.org/) il turismo recuperato aiuterà a salvare l’economia nella crisi post-COVID19.

𝕀𝕃 𝕃𝕀𝔹R𝕆 P𝔼R𝔻𝕌𝕋𝕆 𝔻𝔼𝕃 𝔻𝕀𝕆 𝔼N𝕂𝕀

Q𝕦𝕒𝕟𝕕𝕠 𝕞𝕚𝕤𝕥𝕖𝕣𝕠 𝕖 𝕔𝕦𝕣𝕚𝕠𝕤𝕚𝕥à 𝕔𝕚 𝕒𝕧𝕧𝕠𝕝𝕘𝕠𝕟𝕠:

ll passato diventerà il nostro futuro? Al genere umano accadranno le stesse cose già successe su un pianeta lontano dalla Terra? Circa 445.000 anni fa gli Annunaki, astronauti provenienti dal pianeta Nibiru, giunsero sulla Terra in cerca di oro. Qui assunsero il ruolo di divinità, trasmettendo la civiltà al genere umano e insegnando agli uomini a venerarli. Zecharia Sitchin nelle sue opere ha descritto gli effetti delle loro visite sull’evoluzione dell’umanità. Fino a oggi, però, è mancata la parte relativa agli stessi Annunaki. Com’era la vita su Nibiru, il loro pianeta? Per quale motivo sono arrivati e si sono stabiliti sulla Terra? Perché aumentarono le tensioni e le rivalità tra di loro fino alla distruzione finale? Per trovare risposta a queste domande serviva il racconto di chi aveva vissuto da protagonista quelle antiche vicende. Convinto dell’esistenza di questa testimonianza Sitchin ha cominciato a cercarne le prove. Grazie ad uno studio approfondito di innumerevoli fonti archeologiche ha ricreato le memorie di Enki, il comandante degli Annunaki. Nasce così “Il Libro perduto del Dio Enki”, una ricostruzione di eventi che hanno letteralmente inizio in un altro mondo. Un racconto epico di dei e uomini che si svolge parallelamente alla Bibbia e che mette in discussione molte delle nostre certezze sul passato e sul futuro.

𝓲𝓵 𝓶𝓲𝓸 𝓹𝓾𝓷𝓽𝓸 𝓭𝓲 𝓿𝓲𝓼𝓽𝓪…

Per chi conosce già l’autore non occorre dire altro, per chi non lo dovesse conoscere consiglio di prenderne visione prima o poi. Uno tra i padri della teoria degli “Antichi Astronauti”, come non leggere, almeno, le sue “Cronache Terrestri”. Ho concluso la mia lettura da poco e devo dire che offre degli spunti interessanti pur con varie ripetizioni e richiami ad altri suoi libri, ma questa è una caratteristica positiva, secondo me, vista la mole di dati che Sitchin è stato in grado di fornirci nel tempo. Adoro Sitchin, ma anche se non credete alla sua teoria sulla creazione della terra e della razza umana, è sicuramente affascinante poter leggere un libro originariamente scritto su argilla, con il metodo usato dai Sumeri , la cui traduzione ha richiesto anni di studi dell’ autore. Anche voi lo “divorerete”. Un ottimo libro per chi si fa molte domande e vuole delle risposte alla ricerca della verità sull uomo. Il libro possiede informazioni sensazionali la cui veridicità rasenta spesso la fantasia. Si tratta di alcuni tratti del libro che sembrano licenze poetiche o deduzioni visionarie. Comunque rimane un best buy per la sua sensazionalità sebbene un bisogno di comprenderne l’attendibilità di questa scoperta. Dopo aver letto questo libro si ha il bisogno di un accertamento almeno di fonti ma anche di traduzioni, altrimenti si posiziona nel limbo tra fantasia e realtà. Se fosse un romanzo di fantascienza, sarebbe “IL” romanzo di fantascienza. Una trama avvincente, migliore di molte trame di moderni film spaziali; ma è anche un racconto romanzato, sintesi delle traduzioni fatte dallo scrittore delle famose tavolette ritrovate in medio oriente in passato e scritte in cuneiforme. Veramente un bel libro, io lo consiglio a tutti gli appassionati di religione, storia, fantascienza, spiritualità’ e mistero.

𝒢𝓊𝒾𝒹𝒶 𝒶𝒾 ge𝓃𝒾𝓉o𝓇𝒾: 𝒸o𝓂e 𝒾𝓃𝓉𝓇𝒶𝓉𝓉e𝓃e𝓇e 𝒾 𝓅𝓇o𝓅𝓇𝒾 𝒻𝒾g𝓁𝒾 𝒾𝓃 𝓉e𝓂𝓅𝒾 𝒹𝒾 𝓆𝓊𝒶𝓇𝒶𝓃𝓉e𝓃𝒶.

Non è sempre necessario organizzare cose speciali per intrattenere uno o più bambini. Né tanto meno servono attrezzature speciali, animatori, clown e macchine dello zucchero filato per organizzare una festa di compleanno o un pomeriggio in casa con gli amichetti, e nemmeno un Capodanno divertente per bambini… Servono solo fantasia, qualche idea di merenda che piace ai bambini, e qualche semplice oggetto: i giochi da fare in casa sono moltissimi e divertenti.

𝙇𝘼 𝙎𝘾𝘼𝙏𝙊𝙇𝘼 𝘿𝙀𝙄 𝙏𝙍𝘼𝙑𝙀𝙎𝙏𝙄𝙈𝙀𝙉𝙏𝙄: In una scatola o un cesto, raccogli tutto ciò che può servire a fare dei piccoli giochi di ruolo. Una vecchia parrucca di carnevale, un mantello, una camicia da notte, un cappello, un paio di occhiali: pescate insieme da lì dentro, e inventa per il bambino delle storie di cui tu e lui siete i protagonisti. Meglio ancora se la storia inventata riguarda personaggi della vita quotidiana: il medico, la mamma col bebè, il cane o il gatto. In questo modo, con l’imitazione e il gioco, il bambino impara comportamenti e regole sociali (e si diverte tantissimo!). La scatola dei travestimenti è tra l’altro uno dei più originali regali economici per bambini!

𝙄𝙇 𝙋𝙄𝘾𝘾𝙊𝙇𝙊 𝘼𝙍𝘾𝙃𝙄𝙏𝙀𝙏𝙏𝙊: Raccogli scatole da scarpe, pezzi di stoffa, mollette di legno, cannucce, stecchi del gelato, materiali di riciclo di vario genere e fai scatenare la creatività del bambino su un progetto da architetto in erba: una casa delle bambole, una fattoria, un castello medioevale. Incollate, ritagliare, dipingete con olii o acquerelli e rifinite i dettagli con plastilina e porporina. Sarà una bellissima soddisfazione per il bambino, ma anche per te!

𝙊𝙍𝙄𝙂𝘼𝙈𝙄: L’origami, l’arte giapponese di costruire modellini piegando fogli colorati è un’attività per molti davvero entusiasmante.  A 8 – 10 anni il bambino ha raggiunto una buona manualità ed è in grado di fare da solo i primi esperimenti.  Guidalo, facendolo cominciare da cose semplici come il cigno o la rana che salta a poi vai avanti, gradualmente. Dopo il primo cigno, si può decidere di fare un’intera collezione di animali! L’origami è uno dei più utili giochi per bambini di 8 anni perché insegna la precisione, l’attenzione, l’eseguire un compito con cura. Tutte capacità utili anche per la scuola.

Avete mai pensato di coinvolgere i bambini in C𝕌C𝕀N𝔸 ? Per alcuni di loro è un vero divertimento! Impastare, infarinare, mescolare, dare forma ai biscotti, rompere le uova, azioni che per noi sono quasi banali per i bambini diventano un momento di gioia e divertimento. Ovviamente quando ci facciamo aiutare dai bimbi in cucina, deleghiamo a loro i compiti più facili e sicuri; maneggiare coltelli, accendere il fornello, usare il forno sono compiti che devono fare solo gli adulti; ecco a voi due ricette da poter realizzare con i vostri bimbi:

R𝕚𝕔𝕖𝕥𝕥𝕒 𝕕𝕖𝕚 𝕡𝕒𝕟𝕔𝕒𝕜𝕖𝕤 𝕤𝕒𝕝𝕒𝕥𝕚 𝕡𝕖𝕣 𝕓𝕒𝕞𝕓𝕚𝕟𝕚, un modo creativo e divertente per presentare il piatto ai nostri piccoli. A volte i bambini non vogliono sedersi a tavola, o non amano alcuni ingredienti, soprattutto le verdure!

  1. Per prima cosa prepariamo alcuni dettagli perchè ci serviranno in cottura:
  2. Prepariamo la bocca alle nostre faccine, con delle fettine di peperone rosso, otteniamo facilmente una bocca che sorride.   Per fare dei begli occhioni tagliamo a rondelle un würstel
  3. Ora prepariamo i pancakes. In una ciotola rompiamo le uova, aggiungiamo  lo zucchero, il sale e iniziamo a frullare con uno sbattitore elettrico. Quindi aggiungiamo il latte, l’olio e la farina poco alla volta. Continuiamo a frullare e aggiungiamo per ultimo il lievito.
  4. Prendiamo una padella antiaderente, la mettiamo sul fuoco e la ungiamo con un po’ di burro. Versiamo un cucchiaio abbondante di pastella e appena inizia a rapprendersi posizioniamo subito gli occhi con due rondelle di würstel, e la bocca con una fettina di peperone rosso. Quindi giriamo il pancake e finiamo di cuocere dall’altro lato.
  5. Quando i nostri pancakes salati sono pronti iniziamo a decorare.
  6. Per completare gli occhi possiamo mettere sulle rondelle di würstel delle olive tagliate in due. Per fare un bel nasone rosso da clown tagliamo in due un pomodoro, e poi grattugiamo le carote per una bella chioma, ecco il signor Pel di Carota.

P𝕠𝕝𝕡𝕖𝕥𝕥𝕖 𝕕𝕚 𝕤𝕡𝕚𝕟𝕒𝕔𝕚 𝕗𝕚𝕝𝕒𝕟𝕥𝕚, deliziosi bocconcini di spinaci e ricotta con un cuore di mozzarella filante. Un piatto sfizioso da servire come secondo o come stuzzichino che piacerà anche ai bambini.  Le polpette di spinaci si possono cucinare fritte o al forno, l’importante è che abbiano una superficie croccante e dorata.

  1. In una ciotola versiamo la ricotta e la schiacciamo con una forchetta.
  2. Aggiungiamo gli spinaci già cotti e ben strizzati. Rompiamo un uovo, aggiungiamo il formaggio e una grattata di noce moscata a piacere, infine un pizzico di sale.
  3. Amalgamiamo il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo, quindi uniamo il pan grattato un po’ alla volta continuando a mescolare.
  4. Tagliamo a cubetti la mozzarella e prepariamo un piatto con del pangrattato.
  5. Formiamo le polpette con un po’ di impasto nel palmo della mano, mettiamo al centro due o tre cubetti di mozzarella, e formiamo la pallina. Quindi la passiamo nel pangrattato e la poggiamo su un piatto. Procediamo così per tutto l’impasto, dovremmo ottenere 12 polpette circa.
  6. Prepariamo la padella con l’olio e quando è ben caldo iniziamo a friggere le polpette poche alla volta.
  7. Rigiriamole più volte per fare in modo che risultino dorate da tutti i lati. Quindi le posiamo su un foglio di carta assorbente.
  8. Se non vogliamo friggere possiamo cucinare le polpette di spinaci al forno. Mettiamole in una teglia con un filo di olio, inforniamo a 190°C con forno ventilato per 20 minuti e rigiriamole a metà cottura.

𝓥𝓸𝓬𝓮 𝓪𝓵 𝓹𝓸𝓹𝓸𝓵𝓸

Il presidente argentino Alberto Fernández ha annunciato a Buenos Aires l’intenzione di inviare “entro dieci giorni” un progetto di legge per legalizzare l’aborto nella prima fase della gravidanza e non solo: Fernández ha proposto anche una legge per garantire l’assistenza alle madri incinte e per la tutela dei figli nei primi 1.000 giorni di vita.

𝓕𝓸𝓻𝓼𝓮 𝓵𝓪 𝓼𝓿𝓸𝓵𝓽𝓪

«Lo stato deve proteggere i suoi cittadini in generale e le donne in particolare» ha detto nel suo primo discorso annuale al Congresso. «La società del 21° secolo deve rispettare la scelta individuale dei suoi membri di decidere liberamente sui propri corpi». E ancora: «Criminalizzare l’aborto ha condannato molte donne, in genere quelle più povere, a cercare aborti in situazioni totalmente clandestine, mettendo a rischio la propria salute e talvolta la propria vita» Le parole del capo dello Stato sono state interrotte dagli applausi di gran parte dei presenti e delle migliaia di persone riunite davanti l’edificio del Parlamento per ascoltare il discorso, che ha riguardato anche la difficile situazione sociale, i progetti per rilanciare l’economia, la crisi del debito estero e la riforma della giustizia.

Particolarmente soddisfatti i movimenti femministi, riconoscibili per l’uso di un fazzoletto verde legato al corpo o alla borsa, che da anni si battono per la legge e per mettere fine alla pratica dell’aborto clandestino nel Paese. 

«Siamo molto felici, oggi è una giornata storica – ha detto la scrittrice e attivista Ana Correa – La depenalizzazione e la legalizzazione dell’aborto sono finalmente a portata di mano. Speriamo che il congresso sia all’altezza del ruolo assegnatogli»

¡𝔸𝔹𝕆R𝕋𝕆 𝕃𝔼𝔾𝔸𝕃 𝕐𝔸!

𝙲𝚊𝚖𝚙𝚊ñ𝚊 𝙽𝚊𝚌𝚒𝚘𝚗𝚊𝚕 𝚙𝚘𝚛 𝚎𝚕 𝙳𝚎𝚛𝚎𝚌𝚑𝚘 𝚊𝚕 𝙰𝚋𝚘𝚛𝚝𝚘 𝙻𝚎𝚐𝚊𝚕 , 𝚂𝚎𝚐𝚞𝚛𝚘 𝚢 𝙶𝚛𝚊𝚝𝚞𝚒𝚝𝚘

Durante 14 años construimos 32 regionales, 4 redes federales y los consensos políticos necesarios para que el Estado argentino dé el paso que falta y que necesitamos: el respeto por la autonomía, el reconocimiento de decisiones personalísimas. Participamos de una expresión diversa y transversal, multidisciplinaria e intergeneracional que encuentra sus acuerdos en la lucha por una Ley fundamental. La Campaña es una herramienta feminista para la acción y contención, que contagió de esperanzas ante la desprotección o la criminalización en la que el Estado argentino dejó a mujeres y personas con capacidad de gestar que deciden abortar.


Desde la Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito
y tras realizar su plenaria federal el 7 y 8 de diciembre en la Ciudad de Buenos Aires, sostenemos la lucha inclaudicable por la despenalización y legalización del derecho al aborto en Argentina.

El aborto legal es una deuda de la democracia.Una oportunidad histórica para extender la ciudadanía reconociendo un derecho que ya conquistamos quienes representamos más de la mitad de la población de este territorio. El acuerdo social es con nosotras, con nosotres. Nuestro Proyecto es un texto legal que fue apoyado por millones de personas en manifestaciones que forman parte de nuestra historia. El Proyecto ya está en las calles.

Los poderes de un Estado no pueden ser neutrales ante la injusticia que significa que una persona vulnerabilizada vaya presa o muera en una cárcel por decidir sobre su futuro. No somos parte de una grieta, somos les que protagonizamos las trasformaciones de este tiempo y los que vienen.Sin embargo, por esto, somos perseguidas y amenazadas producto de los abusos de autoridad y el machismo explícito en los territorios más conservadores.

Nuestra lucha y deseo es que se nos escuche ante lo evitable, traemos una propuesta de vida digna. Exigimos políticas ante opiniones seudo religiosas; acceso a la salud ante campañas de desprestigio; paradigmas emancipadores ante intentos conservadores de secuestrar los mecanismos de democracia participativa. Mientras que el Estado no asuma la responsabilidad sobre una cuestión de salud pública y justicia social, la reacción conservadora intenta avanzar contra derechos conquistados, poniéndose por encima de Leyes Nacionales y Tratados Internacionales. Con esto consiguen poner en evidencia quienes son las más desprotegidas de nuestras sociedades: niñes, adolescentes y mujeres jóvenes.

Exigimos cumplimiento de las Leyes Nacionales de Educación Sexual Integral y de Salud Sexual y Procreación Responsable. Exigimos con carácter urgente la Resolución Ministerial y la garantía de cumplimiento del Protocolo para la Atención Integral de las Personas con Derecho a la Interrupción Legal del EmbarazoExigimos producción estatal y distribución pública de misoprostol y mifepristona para el acceso a la salud. Proponemos una amnistía para las presas y una reparación para ellas y para las familias de las que murieron por abortos inseguros producto de la criminalización que sostiene el Estado.  Las y los legisladores, ¿tomaron conciencia de cuántas mujeres y personas gestantes abortaron de manera insegura y clandestina y pusieron en riesgo sus vidas y salud mientras se sigue sin sancionar la Ley de Interrupción Voluntaria del Embarazo? Según datos oficiales, se realizan 354.627 abortos al año. 29 mil por mes. 985 por día. 41 abortos por hora. Son 487.695 desde que el Senado rechazó la Ley el 8 de agosto de 2018 y serán 98.500 al finalizar los primeros 100 días de un nuevo gobierno.

El aborto legal es una emergencia social. Una cuestión de salud pública y justicia. 

El mundo late al ritmo de los movimientos de mujeres y feministas que lucha por la libertad. En Argentina, en América Latina, el Caribe y el mundo. Nuestros argumentos recorren territorios sin reconocer fronteras. Nuestra organización está destinada a vencer.

𝓓𝓐𝓡𝓔 𝓥𝓞𝓒𝓔 𝓐𝓛 𝓟𝓡𝓞𝓟𝓡𝓘𝓞 𝓓𝓞𝓛𝓞𝓡𝓔

Mid section of pregnant woman holding broken paper heart

“Non c’è battito. L’attesa si è interrotta”. Poche parole che segnano la fine di un sogno, il più bello, quello di diventare madre. Poche parole che, giunte all’improvviso in occasione di un controllo di routine o arrivate a confermare qualche sintomo sospetto, suonano come una condanna. La gravidanza si è interrotta, non avrai questo bambino, non potrai stringerlo tra le braccia, nutrirlo con il tuo latte, accudirlo. Non è un argomento di cui si parla volentieri, questo. Eppure, sono tante le donne che hanno vissuto l’esperienza della perdita di un bimbo prima della nascita. Secondo le statistiche, il 15-25% delle gravidanze si interrompe spontaneamente nel primo trimestre (è il caso, ad esempio, della maggior parte delle gravidanze extrauterine, di cui parliamo in questo articolo). Ma il dolore di un aborto spontaneo è un dolore che la società tende a minimizzare, ignorare, banalizzare. Chi ha vissuto questa esperienza lo può dire. Le frasi, che io un po’ polemicamente chiamo di “non consolazione”, sono sempre le solite: «Per fortuna eri incinta solo di tre mesi», «Vedrai che ne avrai altri» o «Be’, hai già un bimbo», «Sono cose che capitano». Tutte frasi pronunciate con le migliori intenzioni, per carità. Ma che, anziché accogliere e riconoscere il dolore, sembrano sminuirlo, dando alla donna l’impressione di non essere compresa, di essere sola. Proprio nel momento in cui, invece, avrebbe più bisogno di vicinanza, empatia, affetto.

Come comportarsi con una mamma che ha perso un bimbo?

Beh, per cominciare, si potrebbe evitare di far finta di niente. Altra tentazione assai comune in questi casi. Forse perché si tende a pensare che, chiedendo alla donna come sta, accennando all’argomento, le si farà tornare in mente quanto accaduto. In realtà, lei ha già ben vivo in mente ciò che è accaduto e poterne parlare, poter “tirare fuori” le emozioni le sarebbe di grande aiuto. A me è capitato. Quando ho perso un bimbo, il mio terzo bimbo, all’undicesima settimana dell’attesa, trascorsi i primi giorni di black out, in cui ancora dovevo realizzare bene cosa era successo, ho sentito un bisogno fortissimo di parlare di lui, di quello che avrebbe dovuto essere il giorno felice della prima ecografia, del mio bambino che era lì, su quello schermo nero, così piccolo e solo. E poi del ricovero in ospedale, dell’ostetrica dolcissima che mi aveva tenuto la mano, ma anche delle neomamme con i loro piccini in braccio, mentre io non lo avrei avuto il mio bambino… C’era tanto da raccontare, ma quasi nessuno disposto ad ascoltare.

Ascoltare

Certo, accogliere il dolore degli altri non è mai facile, soprattutto per chi è cresciuto in una società spaventata, impreparata di fronte a certi argomenti, tanto da renderli dei tabù. Si ha l’impressione di non avere le parole, di non sapere cosa dire. Ma in casi come questi non è necessario trovare le parole, è sufficiente saper ascoltare. Una stretta di mano. Un cenno del capo. Un semplicissimo “mi dispiace”, possono regalare una grande consolazione.

A volte, invece, è la donna stessa che si sente a disagio o inadeguata di fronte alle sue sensazioni e si trattiene dal parlarne per timore di sembrare esagerata o lamentosa. In realtà, la tristezza, l’agitazione, la collera, la frustrazione di fronte a qualcosa che non si può cambiare, sono tutte reazioni fisiologiche, assolutamente normali quando ci si trova ad affrontare un evento luttuoso. Non resta che vivere queste emozioni e darsi tempo.

Sì perché, quando una donna perde un bimbo, in qualunque epoca dell’attesa, deve affrontare un percorso che, con i suoi tempi e i suoi modi, la porterà a elaborare la perdita. Quantificare questo tempo, naturalmente non è possibile. Ogni donna è diversa. C’è chi nell’arco di alcune settimane si sente pronta per cercare una nuova gravidanza e chi sente di aver bisogno di un periodo di lutto più lungo.

Ma in una società che va di corsa come la nostra, sembra quasi che questo tempo non ci sia. Bisogna riprendersi, mostrarsi forti, in gamba, efficienti, al più presto. La perdita? Un incidente di percorso. Si riproverà. Ci saranno altri figli. Inutile rimuginare. Ma non è così che funzionano la mente e il cuore. C’è un momento per soffrire e un momento per stare meglio. Cercare di accelerare le cose, spingere la donna a saltare le tappe, non risolve il problema più rapidamente. Anzi. Le emozioni ignorate o negate restano lì, in sospeso, a pesare sul cuore che non ha avuto modo di sfogarle e rielaborarle. Dar voce al dolore, quando ci si sente pronte per farlo, permette di alleggerirne il carico. Lo dicono anche gli esperti e molte ricerche lo confermano.

Può accadere che, con il passare dei giorni, mentre la donna pian piano si accorge di star meglio, possa temere di dimenticare. Questo timore è in genere causa di un intenso disagio: piuttosto che dimenticare, meglio continuare a soffrire. Ma il rischio di dimenticare, in realtà, non esiste. Un bambino perso, non è perso per la sua mamma. Lei lo custodisce per sempre, al sicuro, nel suo cuore. L’ho scoperto parlando con tante, tante donne, oggi madri felici, che hanno vissuto questa esperienza cinque, dieci, vent’anni fa. Donne a cui il trascorrere del tempo non ha rubato alcun ricordo, che sanno dire quanti anni avrebbe oggi quel figlio perso e il periodo in cui sarebbe dovuto nascere. Donne che mentre dicono quanti figli hanno, sentono il loro pensiero volare là, al loro bambino speciale che non hanno potuto abbracciare, ma che c’è, fa parte di loro e della loro storia di madri.

L’𝒶𝒷o𝓇𝓉o 𝒾𝓃 I𝓉𝒶𝓁𝒾𝒶

Con la Legge 194 del 1978 si è stabilito che una donna può effettuare un’interruzione volontaria di gravidanza in una struttura pubblica entro i primi 90 giorni e se è un aborto terapeutico entro il secondo trimestre. Dopo il colloquio, il medico rilascerà un certificato e ci sarà una pausa di riflessione di sette giorni, proprio per valutare con calma se fare l’interruzione o se c’è qualche ripensamento. Se si è minorenni bisogna essere accompagnati da un genitore, oppure nel caso in cui non ci siano i genitori o non li si voglia informare, è l’assistente sociale che si rivolgerà al giudice dei minori, per far sì che quest’ultimo rilasci un certificato per l’autorizzazione all’aborto. In Italia il ricorso all’aborto non è una prima scelta, ma rimane un’estrema ratio: lo confermano ancora una volta i dati presentati dal ministro della salute nella relazione annuale sull’attuazione della Legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. I dati preliminari per il 2020 e quelli definitivi per il 2019 mostrano infatti un calo del 6% del ricorso a Ivg (circa 130 mila casi) rispetto al 2019 (circa 138 mila casi), ma soprattutto di circa il 45% rispetto al 1982, anno in cui si è registrato il picco più alto (quasi 235 mila casi). In un quarto di secolo, dunque, la tendenza è stata continuamente in calo.

𝒜B𝒪R𝒯𝒪, I𝒩 𝒞𝒪𝒮𝒜 𝒞𝒪𝒩𝒮I𝒮𝒯E ?

L’aborto è l’interruzione della gravidanza che determina la morte del feto e può essere naturale o provocata dall’intervento umano. Quest’ultimo tipo è stato reso lecito, cioè ammesso e consentito (nonostante il continuo e ancora attuale dibattito sulla natura etica e morale dell’intervento), se ricorrono determinate condizioni e con un diverso regime rispettivamente prima e dopo il novantesimo giorno, dalla Legge n. 194/1978.

Aborto per fini terapeutici

Questo tipo di interruzione della gravidanza viene adottata quando il medico individua la presenza di patologie e potenziali malattie che possono colpire la madre o il feto.
Le cause più note che possono mettere in pericolo la vita della donna sono, per esempio, gravi malattie cardiache, malattie renali croniche, tubercolosi polmonare, forme tumorali che colpiscono la mammella.
L’embrione può essere, invece, affetto da sindrome di Down (che si individua con ecografia) o da anomalie che pregiudicano lo sviluppo dello stesso.
Anche per le donne affette da AIDS è possibile abortire essendo questo virus potenzialmente trasmissibile al figlio.

Interruzione volontaria della gravidanza entro e dopo i primi 90 giorni

 L’aborto entro i primi 90 giorni dal concepimento è rimesso alla libera determinazione della donna: la futura madre, infatti, se ritiene che la gravidanza stessa, il parto e la maternità possano comportare un serio pericolo per la sua salute fisica e psichica tenendo conto del suo stato di salute, delle sue condizioni economiche, sociali o famigliari o delle circostanze in cui è avvenuto il concepimento (ad esempio a seguito di una violenza sessuale) si può rivolgere a un consultorio pubblico, alle strutture sanitarie o al medico di fiducia.
Questi operatori, se ravvisano l’esistenza di condizioni che giustificano l’intervento, rilasciano alla donna un certificato che attesti l’urgenza e con il quale la donna può interrompere la gravidanza in una delle sedi autorizzate.
Viceversa, se non viene ravvisata l’urgenza, la futura madre viene invitata a soprassedere per sette giorni per riflettere, al termine dei quali può decidere ugualmente di interrompere la gravidanza. Nel caso in cui la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna o quando vi siano in corso delle malattie (anomalie o malformazioni del nascituro) che mettono in pericolo la salute fisica e psichica della futura madre, il diritto alla vita del nascituro può essere sacrificato anche dopo 90 giorni dal concepimento.  

I consultori familiari e l’obiezione di coscienza

 La legge introduttiva dell’aborto ha attribuito ai consultori familiari un ruolo centrale per assistere la donna in stato di gravidanza.

Essi devono:

  1. informarla circa i suoi diritti in base alla legislazione statale e regionale e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali;
  2. promuovere l’intervento di assistenza;
  3. sostenerla nel superare le cause che la inducono a interrompere la gravidanza.
     

La futura madre, dopo essersi rivolta al consultorio, ai servizi socio-assistenziali o al medico di fiducia, si presenta con il certificato che le è rilasciato e che attesta l’urgenza o con il documento in cui le si chiede di soprassedere sette giorni presso una delle sedi autorizzate a praticare l’aborto: ospedali pubblici specializzati, istituti ed enti che ne abbiano fatto richiesta.
Nei primi 90 giorni l’intervento può essere effettuato in case di cura autorizzate o presso poliambulatori con un limite di operazioni stabilite in maniera percentuale dal Ministro della Sanità.
Il medico che esegue l’interruzione deve fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite e sulle tecniche dei procedimenti abortivi.
La donna gode della tutela del segreto: è, infatti, punito penalmente chi rivela l’identità o diffonda notizie che permettano di identificare le donne che hanno interrotto la gravidanza.

Per ragioni etiche o morali, medici e ausiliari individuati in maniera specifica (medici di fiducia, medici generalisti, dipendenti, anestesisti, ostetriche, infermieri) possono obiettare cioè rifiutarsi di adempiere ad un obbligo di legge quale l’interruzione della gravidanza con apposita dichiarazione comunicata al medico provinciale.
L’obiezione di coscienza non opera se, in particolari circostanze di urgenza, l’intervento di interruzione della gravidanza è indispensabile e necessario per salvare la vita della donna.

Procedura di aborto

In Italia l’interruzione di gravidanza per volontà della paziente, è possibile entro e non oltre i 90 giorni dal concepimento (a parte casi particolari che vedremo dopo). Per accedere all’intervento la donna (o il minore, anche non accompagnato dai genitori se in possesso dell’autorizzazione di un giudice tutelare) deve presentare un certificato che accerta lo stato di gravidanza e un documento che attesta la volontà di interromperla. Da quel momento (salvo situazioni di urgenza) bisogna rimanere in attesa per sette giorni, stabiliti come il tempo necessario a escludere ogni possibilità di ripensamento e durante i quali, a mezzo di consultori, la paziente viene eventualmente messa a conoscenza di tutte le possibilità alternative all’interruzione. Allo scadere del settimo giorno, se ancora decisa a compierla, può recarsi presso una struttura idonea e ottenere l’interruzione attraverso due modalità: l’aborto farmacologico e l’aborto strumentale o chirurgico.